Per anni, durante i miei studi, sono stato abituato a considerare i Vangeli come il prodotto di una memoria lontana. La narrazione accademica dominante ci ha insegnato che per decenni le parole di Gesù sono passate attraverso un "telefono senza fili" orale, per essere messe per iscritto solo molto tardi, lontano da Gerusalemme e dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C.. Questa prospettiva creava un "burrone" tra il Gesù della storia e il Cristo della fede, rendendo il testo quasi un reperto archeologico di una fede di seconda o terza generazione.
Oggi, grazie al lavoro monumentale di Silvio Barbaglia e al suo studio “Dal Gesù reale al Gesù testualizzato”, la mia prospettiva è stata letteralmente ribaltata. Non stiamo parlando di una semplice ipotesi accademica, ma di un cambio di paradigma che ci restituisce un Gesù più tangibile e storicamente immediato.
