Cosa succede quando un monaco cristiano vive per decenni a Gerusalemme, respira l'aria delle sinagoghe e dedica la vita allo studio della letteratura rabbinica? Il risultato è una rivoluzione dello sguardo sulle Scritture, ed è esattamente ciò che Alberto Mello, monaco di Bose e biblista, ha operato con il suo monumentale commento all'Evangelo secondo Matteo. Recentemente ripubblicato in un'edizione riveduta e ampliata nel 2025, il suo lavoro non è solo un manuale accademico, ma una provocazione ermeneutica: leggere il Vangelo non come una biografia ellenistica, ma come un raffinato prodotto dell'ermeneutica giudaica post-esilica.
Il Vangelo come "Midrash"
La tesi centrale di Mello è audace: il Vangelo di Matteo è un midrash di quello di Marco. Il termine, dalla radice ebraica darash ("cercare", "investigare"), indica un metodo interpretativo tipico dei maestri di Israele che mira a "far parlare" la Scrittura per il presente.
